27 novembre 2006
posted by Verdescuro at 8:48 PM | Permalink
NOTTURNO, 26-11-06
Vuoto.
Seduta sul letto, braccia intorno alle ginocchia appoggiate contro il petto e testa bassa, ciondoli lentamente avanti e indietro.
Occhi sbarrati a fissare il vuoto.
Quel vuoto che senti anche dentro. Quel vuoto che non ti divora, ma che ti smembra pezzo per pezzo, lentamente, dolorosamente, inevitabilmente.
Traccia del passaggio di una lacrima sulla guancia.
Anche quella lacrima perduta, anche quella lacrima caduta nel vuoto. Persa per sempre. Sparita, ma non dimenticata.
Come quelle che hai versato prima. E ieri. E il giorno prima ancora.
Se tu avessi le unghie, in questo momento starebbero affondando nella morbida carne delle braccia.
Non le hai, le unghie.
Le mangi, le divori, sfoghi la tua rabbia sull’estremità delle tue dita, e in ogni morso c’è un grido silenzioso che si perde sulla pelle.
E non puoi farti male.
Giri lentamente la testa, un respiro strozzato, un singhiozzo non voluto. Trattieni il respiro.
Sei sola, in casa, non hai bisogno di chiudere la porta. Sia quella che ti separa dal corridoio che quella che ti separa dalla pazzia.
Puoi urlare, piangere, disperarti, ucciderti.
E stai lì, ferma, ciondoli lentamente avanti e indietro.
Sulla scrivania, una pila di fogli.
Le mani ti prudono, loro ricordano ancora prima che lo faccia il tuo cervello.
Tremi.
Hai paura. Hai paura di ciò che ti potresti fare, di ciò che potrebbero indurti a farti.
Di nuovo.
Quando quelle porte ancora si potevano chiudere a chiave e il tuo mondo si riduceva a quattro mura bianche piene di poster, un cartoncino rigido e le tue braccia nude, tese, vittime.
Sai che non lo farai, non è più come prima, non sei sola, sei matura, sei grande…
…sei distrutta, sconfitta, disperata, alla deriva.
Un brivido lungo il corpo. E ti rendi conto che sta per arrivare.
E non puoi evitarlo.
Parte dai piedi, scivola sulle gambe, stringe lo stomaco, strozza la gola.
E non c’è più aria, non c’è più pensiero, non c’è più vita.
…
Quanto è passato?
Un minuto? Un’ora?
Non lo sai. Non lo sai mai, quando succede è come una vertigine che uccide.
Ti stupisci ogni volta di uscirne viva.
Da sola è più difficile.
Non hai la voce di Gio che ti accarezza e lentamente ti riporta indietro alla realtà.
Nessuna mano che stringe la tua.
Nessun appiglio a cui aggrapparti per impedire al tuo corpo di contorcersi.
Solo…
Vuoto.
E lacrime.
Aiuto…
Seduta sul letto, braccia intorno alle ginocchia appoggiate contro il petto e testa bassa, ciondoli lentamente avanti e indietro.
Occhi sbarrati a fissare il vuoto.
Quel vuoto che senti anche dentro. Quel vuoto che non ti divora, ma che ti smembra pezzo per pezzo, lentamente, dolorosamente, inevitabilmente.
Traccia del passaggio di una lacrima sulla guancia.
Anche quella lacrima perduta, anche quella lacrima caduta nel vuoto. Persa per sempre. Sparita, ma non dimenticata.
Come quelle che hai versato prima. E ieri. E il giorno prima ancora.
Se tu avessi le unghie, in questo momento starebbero affondando nella morbida carne delle braccia.
Non le hai, le unghie.
Le mangi, le divori, sfoghi la tua rabbia sull’estremità delle tue dita, e in ogni morso c’è un grido silenzioso che si perde sulla pelle.
E non puoi farti male.
Giri lentamente la testa, un respiro strozzato, un singhiozzo non voluto. Trattieni il respiro.
Sei sola, in casa, non hai bisogno di chiudere la porta. Sia quella che ti separa dal corridoio che quella che ti separa dalla pazzia.
Puoi urlare, piangere, disperarti, ucciderti.
E stai lì, ferma, ciondoli lentamente avanti e indietro.
Sulla scrivania, una pila di fogli.
Le mani ti prudono, loro ricordano ancora prima che lo faccia il tuo cervello.
Tremi.
Hai paura. Hai paura di ciò che ti potresti fare, di ciò che potrebbero indurti a farti.
Di nuovo.
Quando quelle porte ancora si potevano chiudere a chiave e il tuo mondo si riduceva a quattro mura bianche piene di poster, un cartoncino rigido e le tue braccia nude, tese, vittime.
Sai che non lo farai, non è più come prima, non sei sola, sei matura, sei grande…
…sei distrutta, sconfitta, disperata, alla deriva.
Un brivido lungo il corpo. E ti rendi conto che sta per arrivare.
E non puoi evitarlo.
Parte dai piedi, scivola sulle gambe, stringe lo stomaco, strozza la gola.
E non c’è più aria, non c’è più pensiero, non c’è più vita.
…
Quanto è passato?
Un minuto? Un’ora?
Non lo sai. Non lo sai mai, quando succede è come una vertigine che uccide.
Ti stupisci ogni volta di uscirne viva.
Da sola è più difficile.
Non hai la voce di Gio che ti accarezza e lentamente ti riporta indietro alla realtà.
Nessuna mano che stringe la tua.
Nessun appiglio a cui aggrapparti per impedire al tuo corpo di contorcersi.
Solo…
Vuoto.
E lacrime.
Aiuto…
4 Comments:
At 2:30 PM,
il vuoto è denso
il vuoto non è evanescente è impalpabile
il vuoto ha consistenza,
a volte riesci pure a toccarlo..
e allora nuota dentro il vuoto
nuota e vieni a galla fè
con bracciate forti di cui solo tu sei capace
nuota che dietro il riflesso non c'è
altro che
cielo
è vero, dentro il mare sei sola
dentro è tutto muto
quiete immortale e orridamente ferma
ma le voci squarciano il silenzio
chiamano perchè tu esca
tutte le voci ti faranno da guida.
a galla fè cazzo
a galla.
At 11:10 PM,




Aprila quella dannata finestra Fede! Manda affanculo chi ti pare, e aprila!
Fuori dalle mura che racchiudono quel buio c'è un mondo che non fa altro che curare i suoi fiori perchè tu un giorno possa coglierli e sorridere annusando il loro profumo.
Ci sono ostriche da schiudere
e perle da cercare.